Dopo aver illustrato nel precedente articolo la patologia emorroidaria e i principali meccanismi che ne promuovono l’insorgenza, concentriamo ora l’attenzione sulle opzioni di trattamento ambulatoriale. Si tratta di soluzioni minimamente invasive, efficaci soprattutto nelle forme iniziali e, in casi selezionati, anche in quelle più avanzate. Questi approcci terapeutici sono consolidati e permettono un miglioramento significativo della sintomatologia con un impatto ridotto sulla vita quotidiana. La scelta della metodica più adatta deve sempre essere personalizzata, sulla base di una valutazione proctologica accurata e delle caratteristiche cliniche del singolo paziente.
La legatura delle emorroidi
La legatura elastica delle emorroidi è una delle tecniche ambulatoriali più efficaci e consolidate nel trattamento della patologia emorroidaria interna. Si tratta di una procedura minimamente invasiva che ha l’obiettivo di ridurre progressivamente il volume dei gavoccioli emorroidari interrompendone l’afflusso sanguigno. Il paziente viene posizionato in decubito laterale o in posizione ginecologica. Attraverso l’utilizzo di uno strumento cilindrico chiamato anoscopio, lo specialista individua il gavocciolo emorroidario da trattare e applica alla sua base un piccolo anello elastico. Questo determina un’interruzione del flusso sanguigno con conseguente “strozzatura” del tessuto, che va incontro a necrosi e si distacca spontaneamente nei giorni successivi, venendo poi eliminato con le feci.
La procedura di legatura è generalmente ben tollerata e, nella maggior parte dei casi, il dolore è assente o lieve. Nelle ore o nei giorni successivi si può avvertire una sensazione di peso o un leggero fastidio rettale, mentre al momento del distacco del nodulo emorroidario (che avviene solitamente dopo 5–10 giorni) può comparire un lieve sanguinamento. In questo periodo è consigliata un’alimentazione ricca di fibre e liquidi, per mantenere le feci morbide e facilitare l’evacuazione. Le normali attività quotidiane possono essere svolte senza particolari limitazioni, evitando però sforzi intensi, come l’attività in palestra o il sollevamento di carichi pesanti.
La scleroterapia
La scleroterapia è una tecnica mininvasiva eseguibile in regime ambulatoriale, particolarmente indicata per il trattamento delle emorroidi interne nelle forme meno avanzate, soprattutto quando il sintomo principale è il sanguinamento. La procedura viene eseguita, anche in questo caso, con l’ausilio di un anoscopio, che consente allo specialista di individuare con precisione i gavoccioli emorroidari. A questo punto viene iniettata una mousse sclerosante di polidocanolo al 3% direttamente nel tessuto emorroidario: si tratta di un farmaco che provoca una reazione controllata, portando nel tempo a una riduzione del flusso sanguigno e del volume delle emorroidi. Il trattamento è generalmente ben tollerato. Gli effetti collaterali, quando presenti, sono di solito lievi e temporanei e possono includere un leggero fastidio locale o, più raramente, un modesto sanguinamento nei giorni successivi.
Sclerobanding: la tecnica combinata
Lo ScleroBanding è una tecnica ambulatoriale combinata che unisce la scleroterapia e la legatura elastica, con l’obiettivo di sfruttare i vantaggi di entrambe le metodiche. L’azione sinergica delle due tecniche permette di intervenire simultaneamente su due aspetti fondamentali della malattia emorroidaria: da un lato la congestione vascolare, grazie all’effetto sclerosante, e dall’altro il prolasso dei tessuti, attraverso la legatura meccanica del gavocciolo. Per questo motivo, risulta particolarmente efficace nei casi in cui i sintomi siano combinati, con presenza sia di sanguinamento sia di prolasso.
La tecnica è stata descritta per la prima volta nel 2021 dal Dott. Salvatore Bracchitta⁽¹⁻²⁻³⁾, che ne ha successivamente valutato la fattibilità e la sicurezza attraverso il primo studio clinico. Uno degli aspetti più innovativi della metodica è la possibilità di confinare la sostanza sclerosante, somministrata sotto forma di mousse, all’interno del nodulo emorroidario grazie alla legatura elastica. Questo meccanismo consente non solo di potenziare l’efficacia del trattamento, ma anche di ridurre il rischio di complicanze. In particolare, contribuisce a diminuire l’incidenza di sanguinamenti tardivi, talvolta anche rilevanti, che possono verificarsi dopo la caduta dell’elastico nella legatura tradizionale.
SITOGRAFIA
- www.sclerobanding.com
- Bracchitta S, Bracchitta LM, Pata F. Combined rubber band ligation with 3% polidocanol foam sclerotherapy (ScleroBanding) for the treatment of second-degree haemorrhoidal disease: a video vignette. Colorectal Dis. 2021 Jun;23(6):1585-1586. doi: 10.1111/codi.15613. Epub 2021 Mar 22. PMID: 33660907.
- Pata F, Bracchitta LM, D’Ambrosio G, Bracchitta S. Sclerobanding (Combined Rubber Band Ligation with 3% Polidocanol Foam Sclerotherapy) for the Treatment of Second- and Third-Degree Hemorrhoidal Disease: Feasibility and Short-Term Outcomes. J Clin Med. 2021 Dec 31;11(1):218. doi: 10.3390/jcm11010218. PMID: 35011962; PMCID: PMC8745462.



