La prostatectomia radicale rappresenta una delle principali opzioni terapeutiche per il trattamento del tumore prostatico. L’intervento prevede la rimozione completa della prostata, una ghiandola dell’apparato riproduttivo maschile, delle dimensioni approssimative di una noce, costituita da una componente ghiandolare e da una componente fibromuscolare. La prostata si trova al di sotto della vescica ed è attraversata dall’uretra, il canale attraverso cui l’urina e il liquido seminale vengono trasportati verso l’esterno. In prossimità della prostata si trovano importanti strutture muscolari, tra cui gli sfinteri uretrali, che svolgono un ruolo fondamentale nel controllo della minzione. Attraverso la loro contrazione e il loro rilassamento, contribuiscono infatti a regolare il passaggio dell’urina e a garantire la continenza urinaria.
Le tecniche d’intervento utilizzate
Durante la prostatectomia radicale la ghiandola prostatica viene rimossa completamente, insieme alle vescicole seminali, e la vescica viene successivamente ricollegata all’uretra. L’intervento può essere eseguito attraverso differenti tecniche chirurgiche:
- Chirurgia in aperto: prevede un’incisione nella parte inferiore dell’addome attraverso la quale il chirurgo raggiunge e rimuove la prostata. Per molti anni ha rappresentato l’approccio chirurgico di riferimento, mentre oggi viene utilizzata meno frequentemente grazie alla diffusione delle tecniche mini-invasive.
- Chirurgia laparoscopica: viene eseguita attraverso alcune piccole incisioni addominali, utilizzate per introdurre il laparoscopio e gli strumenti chirurgici. Il laparoscopio è un sottile strumento dotato di una fonte luminosa e di una videocamera che consente al chirurgo di visualizzare il campo operatorio su un monitor. Attraverso le altre incisioni vengono inseriti strumenti lunghi e sottili con cui viene eseguita l’asportazione della prostata.
- Chirurgia laparoscopica robot-assistita: rappresenta un’evoluzione della tecnica laparoscopica. Anche in questo caso l’intervento viene effettuato attraverso piccole incisioni addominali, ma gli strumenti chirurgici sono collegati ai bracci di un sistema robotico controllato direttamente dal chirurgo da una console posta in sala operatoria. Il sistema permette di visualizzare il campo chirurgico in maniera ingrandita e di tradurre i movimenti delle mani del chirurgo in movimenti molto precisi degli strumenti all’interno dell’addome.
Incontinenza urinaria e fattori di rischio
Indipendentemente dalla tecnica chirurgica utilizzata, la rimozione della prostata comporta una modifica degli equilibri anatomici e funzionali coinvolti nel controllo della minzione. Dopo l’intervento, infatti, il sistema sfinterico e la muscolatura del pavimento pelvico devono adattarsi alla nuova condizione, assumendo un ruolo ancora più importante nel mantenimento della continenza urinaria. Nelle prime settimane successive alla rimozione del catetere è quindi possibile sperimentare perdite involontarie di urina, soprattutto durante quelle attività che provocano un aumento della pressione all’interno dell’addome (tossire, starnutire, alzarsi da una sedia, sollevare un peso, camminare velocemente). Si tratta prevalentemente di una forma di incontinenza urinaria da sforzo, la cui intensità e durata possono variare considerevolmente da persona a persona. Il recupero della continenza è infatti influenzato da diversi fattori individuali e chirurgici. Tra quelli che possono incidere maggiormente sul rischio e sulla durata dell’incontinenza dopo prostatectomia radicale troviamo:
- le caratteristiche anatomiche e le condizioni generali del paziente;
- l’età del paziente al momento dell’intervento;
- la condizione di continenza preoperatoria;
- lo stadio della malattia;
- la tecnica chirurgica utilizzata;
- eventuali precedenti o successivi trattamenti radioterapici.
Il ruolo della fisioterapia pelvica
La perdita involontaria di urina dopo l’intervento può avere un impatto significativo sulla vita quotidiana, condizionando l’attività fisica e la vita sociale. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, la continenza tende a migliorare progressivamente nei mesi successivi alla prostatectomia. In questo percorso, la fisioterapia del pavimento pelvico può rappresentare un valido supporto per favorire il recupero del controllo urinario.
Il fisioterapista pelvico accompagna il paziente attraverso un percorso personalizzato che parte da una valutazione della muscolatura del pavimento pelvico. In particolare, analizza la capacità di percepire correttamente questi muscoli, contrarli, mantenerne la contrazione e rilassarli, osservando anche il modo in cui lavorano durante la respirazione. Nelle prime fasi della riabilitazione, il lavoro si concentra soprattutto sulla presa di coscienza del pavimento pelvico e sull’apprendimento di una contrazione corretta, evitando l’attivazione eccessiva di altri gruppi muscolari, come addominali, glutei o muscoli delle cosce.
Una volta acquisito un buon controllo, il programma può essere progressivamente adattato introducendo esercizi finalizzati a migliorare forza, resistenza e coordinazione muscolare. L’obiettivo è imparare ad attivare il pavimento pelvico nel momento giusto, soprattutto durante le situazioni che possono favorire una perdita di urina, come tossire, starnutire, alzarsi da una sedia o sollevare un peso. In questo modo, il controllo muscolare può essere trasferito più facilmente nella vita quotidiana.
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